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Tutti gli mp3 e i video contenuti in questo blog sono stati trovati in rete, si tratta di materiale già precedentemente divulgato. Per informazioni o richieste scrivete a bia.hvid[at]gmail[dot]com

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Che i Vampire Weekend siano un ottimo gruppo, non serve che lo dica la sottoscritta. Nella review dell’anno scorso su Pitchfork l’eccitazione attorno all’uscita dell’album omonimo era davvero forte ed in effetti perfino Onda Rock (non mi vogliano male ma lo sappiamo che sono un pò diffidenti nei confronti del pop) nonostante pronostici riduttivi li ha benedetti definendoli “qualcosa di nuovo ed inaspettato”.
Particolare degno di nota per me anche l’attenzione squisitamente indie di riprendere l’idea del piano sequenza per il videoclip di Oxford Comma (se non lo ricordate lo trovate qui) ad opera di Richard Ayoade che ha diretto anche il videoclip di Vlad The Impaler (momento di silenzio per la grandissima idea e ambientazione di quel video) dei Kasabian.
Da Oxford Comma, Garth Jennings, che ha diretto il videoclip di Cousins, riporta la rotaia e agisce con un montaggio pieno di idee semplici ed efficaci ‘agitate’ nella lunghezza di un vicolo. I giochi di trasformazione fotografica nel video vanno davvero d’accordo con l’idea di inaspettato dei VW. La curiosità in aggiunta è che Jennings come Hammer & Tongs (cioè insieme a Nick Goldsmith che è un produttore) si è occupato nel 1999 del video fantastico di Right Here, Right Now per Fatboy Slim. Insomma (apparentemente) piccoli effetti speciali fanno videoclip davvero accattivanti!
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Si. Dopo questa affermazione di Sergio Rodrigues lo ammetto: mi è venuto in mente di inventare il gattometro per misurare la comodità degli ambienti.
via youtube.com
via Diego Zambrano
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Wavves from TERROREYES.TV on Vimeo.
Dopo aver visto questo video ho avuto chiara la definizione di ‘flailing octopus’ che Tom Breihan ha dato a Zach Hill in questo post su Pitchfork.
Mi sono fatta l’idea che Nathan Williams crei cose troppo malate per riscuotere qualcosa di intermedio fra adorazione ed estrema riluttanza. Ma la piccola parte punk che è in me continua sull’adorazione, ed è ben felice di aver trovato un (si potrebbe dire) anomalo 7/10 su Onda Rock.
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Rollerskates
Si ringrazia Italian Embassy per aver condiviso questa bellissima scoperta lo-fi.
In questo post ferragosto perso (per me) di nuovo nella campagna casalinga e un pò amena: clap your hands and be happy!
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Ho un debole per alcuni tipi di canzoni tristi.
Capita spesso (non sempre) che siano d’amore.
Oggi nell’aria c’era qualcosa e quindi dedico uno spazio, seppur piccolo, a due pezzi che quest’anno con la loro tristezza mi hanno colpito profondamente. Uno dei due ci ha impiegato due minuti e mezzo.
Ma questa è un’altra storia.
“I elongated my lift home
Yeah i let him go the long way round
I smelt your scent on the seatbelt
And kept my shortcuts to myself”
Cornerstone è pubblicata nel disco di prossima uscita degli Arctic Monkeys: Humbug. Disco da fulmine a ciel sereno, a mio parere.
Nell’incalzare del pezzo ho sentito e visto le immagini dei due protagonisti, sia presenti che assenti, la figura che viene rincorsa e cercata, e lo sviluppo delle sensazioni, le speranze morbide e gli sguardi inquieti.
E mi è venuto in mente un testo bellissimo per quest’estate: Sleep All Summer dei The National feat. St. Vincent. Nel ritornello dice
“Strange ways we used each other
Why won’t you fall back in love with me?
There ain’t no way we’re gonna find another”
Due vicende diverse ma la stessa sensazione, in fondo, di vedere qualcosa, l’idea di afferrare desideri in un modo fisico quasi spaziale, affezionarsi a sentimenti istantanei senza certezze. E il tutto attraverso istantanee di gesti, azioni e visioni.
Ascoltatele, a me hanno fatto molto bene.
Ogni tanto camminare con i piedi staccati da terra anche, solo, grazie alla forza dell’immaginazione, fa proprio bene.
Video
Venerdì pomeriggio in mezzo ai milioni di feed giornalieri mi sono imbattuta in questo post su ceci n’est pas un tumblr e devo fortemente ringraziare l’autrice per avermi fatto riascoltare dopo troppo tempo che non lo facevo ‘Once Around The Block’ di Badly Drown Boy.
Per la precisione l’ho riascoltata la mattina seguente.
E, dopo essermi alzata alle 6.30 e aver passato dalle 8.00 alle alle 8.30 ad imprecare mentalmente contro i trasporti nella bassa bresciana, è stata illuminante.
Per un paio di minuti mi sono quasi innamorata di un campo di granturco.
‘You’re feeling instead of being / The more that I live on the inside
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Piccolo aneddoto personale per chi mi conosce: “Già sono piccola e sono anche andata a cercarmi la parte di un pixel che è pure minuscolo?”.
Scherzi a parte: l’ultimo fine settimana di aprile di quest’anno ho partecipato a questo divertente progetto Adobe di pixel art in occasione del Digital Entertainment Jam al Museo della Scienza e della Tecnica.
E fra l’altro. Seppur per poco ho fatto anche una parte importante. Il 4. Della CS4.
In un certo senso, sono parte del determinante dell’innovazione.
In un certo senso…
Istruzioni per individuarmi: occhio a quando inizia ad apparire il cuore. Dopo apparirà CS4. Andate verso destra. Molto a destra. Seconda fila a destra dal basso. La parte finale del segmento orizzontale del 4 sono io. Appaio e permango per quasi 4 secondi: dal 27” al 31”.
Buona Pixel Vision.
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Pronti Al Peggio è un progetto ideato per web tv di format a contenuto musicale, sull’onda del fatto ‘lampante’ che “la musica non fa ascolto”.
Da quando è nato il progetto ho seguito i vari format proposti, letto i trafiletti e gli articoli dedicati online e sulla press, messo qualche link qua e là come nel vecchio blog e adesso è capitata la peggiofive.
Lo ammetto: non ho saputo resistere. Peggio di così…
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